Ancora a proposito di rinnovabili e di incentivi al fotovoltaico, mi si consenta di consigliare - a quanti vogliono farsi un'idea della realtà - la lettura di quanto afferma l'Autorità per l'Energia (AEEG). C'è ampia scelta, tra le relazioni annuali e le audizioni del presidente dell'Autorità al Parlamento. Tutta roba reperibile sul sito dell'AEEG. Qui, per brevità, riporto integralmente la parte sulle rinnovabili del comunicato stampa del 7 febbraio 2011. Uno stralcio sintetico, ma esauriente.
«L'Autorità ha espresso ripetutamente, nel corso degli ultimi anni, la convinzione che le fonti rinnovabili costituiscano, per il nostro Paese, una grande opportunità non solo per quanto strettamente attiene la diversificazione delle fonti e la protezione ambientale, ma anche per la ricerca, la filiera industriale e l'occupazione. Proprio per questo, i sistemi di incentivazione ed i relativi oneri di sistema in bolletta dovrebbero essere definiti e dimensionati con criteri di massima efficienza e secondo livelli di sicura sostenibilità.
«Per le bollette degli italiani si profila invece il rischio di una stangata rinnovabili per effetto di un sistema di incentivi, fra i più profittevoli al mondo, con un impatto crescente in bolletta: dai 2,5 miliardi di euro del 2009 si è passati ai 3,4 del 2010 e nel 2011 potrebbe arrivare, in assenza di interventi, fino a 5,7 miliardi di euro.
«Nel dettaglio, dal 2001 ad oggi, gli italiani hanno pagato oltre 23 miliardi di euro in bolletta per il sistema Cip 6 (a sostegno alle fonti rinnovabili e assimilate) e, nonostante la prevista risoluzione anticipata delle convenzioni, i costi potrebbero nuovamente aumentare per effetto di recenti leggi che hanno riconosciuto incentivi Cip 6 anche agli impianti alimentati da rifiuti. Nel 2010 il Cip 6, con esclusivo riferimento alle fonti rinnovabili, ha comportato un onere di 0,78 miliardi di euro. Se ad esse si sommano le fonti assimilate, il costo complessivo scaricato in bolletta è stato pari a circa 1,8 miliardi di euro.
«Ad appesantire le future bollette, vi è poi il possibile raddoppio dei costi a 1,6 miliardi di euro (il comunicato dice 1,6 milioni, ma è una evidente svista, come si può verificare dalla relazione estesa - ndr) legati all'eccesso di offerta di certificati verdi ed alla crescita esponenziale degli incentivi al fotovoltaico, (aumentati da 300 milioni di euro del 2009 a 826 milioni nel 2010) e l'eventualità di triplicare nel 2011. Infatti, secondo le migliori stime ad oggi possibili, se tutti gli impianti che cono stati dichiarati terminati (salvo gli indispensabili ed urgenti controlli) entrassero realmente in esercizio entro il 30 giugno 2011, in Italia potrebbero esserci a quella data 180.000 impianti fotovoltaici, con una potenza installata di 6.500 MW, una producibilità di 8 TWh e un conseguente costo per il sistema elettrico prossimo ai 3 miliardi di euro su base annua.
«Se a questi impianti si aggiungessero i 3.000 MW preventivati con il decreto 6 agosto 2010, l'obiettivo nazionale al 2020 per il fotovoltaico, verrebbe raggiunto già nel 2013, con 7 anni di anticipo ed a costi molto più elevati per il sistema, sulla base di tecnologie più costose e meno efficienti rispetto a quelle che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni.
«Infine vi è la tariffa fissa onnicomprensiva che ha comportato un costo in bolletta di circa 112 milioni di euro nel 2009, 212 milioni nel 2010 con previsione di rapida crescita per l'entrata in esercizio di nuovi impianti.
«Tutto ciò impatta sulle già evidenti criticità a livello di reti; criticità relative alla saturazione virtuale (per effetto della prenotazione di capacità di trasporto a fini speculativi, senza che poi vengano realizzati gli impianti) e di saturazione reale che, in alcune zone del paese, già oggi non consente di trasportare tutta la produzione elettrica da rinnovabili immessa in rete».
giovedì 24 marzo 2011
mercoledì 23 marzo 2011
Ci sono rinnovabili e rinnovabili
Vengo regolarmente accusato di essere un filonucleare. Che è vero. Non vengo invece mai accusato di essere un "filo-rinnovabili", che pure è altrettanto vero. E questo fatto mi piace ribadirlo nel momento in cui si discute di incentivi al fotovoltaico, perchè trovo poco serio (direi quasi stupido) il fatto che di questo in realtà si sta dicutendo, cioè di incentivi al fotovoltaico, invece di incentivi alle rinnovabili, come si dovrebbe fare.
Per farla molto breve, personalmente ridurrei drasticamente gli incentivi al fotovoltaico. Perchè: 1) si tratta di una tecnologia interamente importata, 2) la resa energetica della tecnologia e il suo impatto sulla riduzione delle emissioni (che poi è lo scopo per cui la fonte dovrebbe essere incentivata) è risibile, 3) il rapporto costi/benefici è drammaticamente negativo, 4) si sottraggono risorse ingentissime alle altre fonti rinnovabili, come periodicamente ricorda l'Autorità per l'Energia, 5) si permette scriteriatamente di installare una rilevante potenza elettrica di una tecnologia che è in rapida evoluzione, nel senso che solo tra 2-3 anni sarà molto più efficiente e meno costosa, ma che noi non potremo sfruttare perchè l'abbiamo già fatto con quella vecchia, 6) ha un forte impatto negativo sulle reti elettriche, data la parcellizzazione degli impianti (come nessun'altra fonte rinnovabile), imponendo ingenti investimenti per l'adeguamento delle reti di distribuzione (investimenti che senza fotovoltaico in gran parte si potrebbero risparmiare, e che peraltro nessuno si ricorda di imputare ai costi di questa fonte), 7) non si fa per niente quello che si dovrebbe fare, cioè finanziare la ricerca per sviluppare un sistema industriale fotovoltaico nazionale.
Sono invece a favore di tutte le altre fonti, con qualche distinguo per l'eolico, nel senso che sono decisamente troppi gli impianti realizzati solo per
Per farla molto breve, personalmente ridurrei drasticamente gli incentivi al fotovoltaico. Perchè: 1) si tratta di una tecnologia interamente importata, 2) la resa energetica della tecnologia e il suo impatto sulla riduzione delle emissioni (che poi è lo scopo per cui la fonte dovrebbe essere incentivata) è risibile, 3) il rapporto costi/benefici è drammaticamente negativo, 4) si sottraggono risorse ingentissime alle altre fonti rinnovabili, come periodicamente ricorda l'Autorità per l'Energia, 5) si permette scriteriatamente di installare una rilevante potenza elettrica di una tecnologia che è in rapida evoluzione, nel senso che solo tra 2-3 anni sarà molto più efficiente e meno costosa, ma che noi non potremo sfruttare perchè l'abbiamo già fatto con quella vecchia, 6) ha un forte impatto negativo sulle reti elettriche, data la parcellizzazione degli impianti (come nessun'altra fonte rinnovabile), imponendo ingenti investimenti per l'adeguamento delle reti di distribuzione (investimenti che senza fotovoltaico in gran parte si potrebbero risparmiare, e che peraltro nessuno si ricorda di imputare ai costi di questa fonte), 7) non si fa per niente quello che si dovrebbe fare, cioè finanziare la ricerca per sviluppare un sistema industriale fotovoltaico nazionale.
Sono invece a favore di tutte le altre fonti, con qualche distinguo per l'eolico, nel senso che sono decisamente troppi gli impianti realizzati solo per
lunedì 21 marzo 2011
Le motivate ragioni filonucleari di Umberto Veronesi
Sulle pagine di Repubblica del 19 marzo, Umberto Veronesi (che, ricordiamo, oltre che celeberrimo oncologo, è anche il presidente della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare) ha spiegato perché, pur alla luce dei recenti avvenimenti alla centrale nucleare giapponese di Fukushima, egli continua a restare favorevole allo sviluppo dell’energia nucleare in Italia.
Siccome è difficile spiegare queste ragioni meglio di quanto abbia fatto Veronesi, ne riporto qui la parte saliente per i miei lettori che non leggono Repubblica.
«Se è vero – ed è scientificamente vero – che senza l’energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà, non dobbiamo fare marcia indietro, ma andare avanti, ancora più in là, con la conoscenza e il pensiero scientifico. Dobbiamo pensare al futuro tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi, che possono fare delle fonti di energia strumento di ricatto economico e politico; che stiamo avvicinandoci ai 7 miliardi di persone sulla Terra, con consumi sempre maggiori di energia; che le altre fonti di energia, le rinnovabili, hanno grandi potenzialità, ma per alcune non abbiamo le tecnologie che rendano accessibili i costi di trasformazione e globalmente non sono sfruttabili in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno».
«La scelta dell’energia nucleare è dunque inevitabile – conclude Veronesi - e il nostro compito è ora quello di garantirne al massimo la sicurezza per l’uomo e per l’ambiente. Abbiamo per anni sostenuto che gli impianti di ultima generazione sono sicuri e con un rischio di incidente vicino allo zero. Oggi il Giappone ci impone di riconsiderare criticamente questa convinzione.
Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello di continuare a realizzare; oppure se non è possibile e opportuno considerare l’adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità.
La tragedia giapponese ci impone dunque di pensare fuori dalle logiche nazionali. È evidente ora che i piani energetici devono essere discussi a livello internazionale. In Italia ci troviamo nella circostanza favorevole di partire da zero e quindi poter scegliere, senza fretta, il modello strategico migliore».
Siccome è difficile spiegare queste ragioni meglio di quanto abbia fatto Veronesi, ne riporto qui la parte saliente per i miei lettori che non leggono Repubblica.

«Se è vero – ed è scientificamente vero – che senza l’energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà, non dobbiamo fare marcia indietro, ma andare avanti, ancora più in là, con la conoscenza e il pensiero scientifico. Dobbiamo pensare al futuro tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi, che possono fare delle fonti di energia strumento di ricatto economico e politico; che stiamo avvicinandoci ai 7 miliardi di persone sulla Terra, con consumi sempre maggiori di energia; che le altre fonti di energia, le rinnovabili, hanno grandi potenzialità, ma per alcune non abbiamo le tecnologie che rendano accessibili i costi di trasformazione e globalmente non sono sfruttabili in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno».
«La scelta dell’energia nucleare è dunque inevitabile – conclude Veronesi - e il nostro compito è ora quello di garantirne al massimo la sicurezza per l’uomo e per l’ambiente. Abbiamo per anni sostenuto che gli impianti di ultima generazione sono sicuri e con un rischio di incidente vicino allo zero. Oggi il Giappone ci impone di riconsiderare criticamente questa convinzione.
Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello di continuare a realizzare; oppure se non è possibile e opportuno considerare l’adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità.
La tragedia giapponese ci impone dunque di pensare fuori dalle logiche nazionali. È evidente ora che i piani energetici devono essere discussi a livello internazionale. In Italia ci troviamo nella circostanza favorevole di partire da zero e quindi poter scegliere, senza fretta, il modello strategico migliore».
mercoledì 16 marzo 2011
Il nucleare di Antonio Di Pietrusconi
Riprendo questo blog dopo 6 mesi passati all’estero, negli States, per lavoro. E siccome il mio inglese non è ancora perfetto, mi sono imposto di non leggere nulla né scrivere nulla in italiano. Per cui ho abbandonato anche il blog. Ma devo riprenderlo per forza, per i molti (circa 2.000 lettori unici/mese) che hanno visitato energy-mix anche non aggiornato, e per i 43 che mi hanno scritto chiedendomi di continuare. E che ringrazio quasi commosso.
Lo spunto per riprendere mi viene dalla trasmissione “Porta a Porta” del 15 marzo, che Bruno Vespa ha dedicato al nucleare alla luce delle vicende giapponesi.
Di questa trasmissione mi ha colpito in particolare l’intervento di Antonio di Pietro. Interessante, dal mio punto di vista, perché è stato un esempio eclatante di come NON si dovrebbe parlare di cose serie, come l’energia, anche in un momento (forse, soprattutto in un momento) i cui ci si dibatte in vicende drammatiche.
Prima di proseguire mi sembra opportuno ricordare che sono politicamente di sinistra, che sono favorevole al nucleare in quanto ritengo che nell’attuale situazione mondiale sia indispensabile ricorrere a tutte (ma proprio tutte) le opzioni tecnologiche disponibili, e che l’obiettivo fondamentale (la priorità) per l’Italia sia di rimanere economicamente e tecnologicamente competitiva a livello internazionale.
Di questa trasmissione mi ha colpito in particolare l’intervento di Antonio di Pietro. Interessante, dal mio punto di vista, perché è stato un esempio eclatante di come NON si dovrebbe parlare di cose serie, come l’energia, anche in un momento (forse, soprattutto in un momento) i cui ci si dibatte in vicende drammatiche.
Prima di proseguire mi sembra opportuno ricordare che sono politicamente di sinistra, che sono favorevole al nucleare in quanto ritengo che nell’attuale situazione mondiale sia indispensabile ricorrere a tutte (ma proprio tutte) le opzioni tecnologiche disponibili, e che l’obiettivo fondamentale (la priorità) per l’Italia sia di rimanere economicamente e tecnologicamente competitiva a livello internazionale.
Ora, è evidente che Di Pietro (che grazieaddio ha molta tenacia politica, un solido senso civico e molte competenze in fatto di giustizia) di energia non sa niente. Ne parla perché è a capo si un movimento politico e – giustamente – deve occuparsi di tutti gli aspetti di interesse della società e degli elettori. Cioè ne parla da politico e non da tecnico. Che va bene fino a un certo punto, perché, purtroppo per lui, tutti gli aspetti relativi all’energia sono prevalentemente tecnici.
Comunque, da politico ha diritto di chiedere quello che chiede, e cioè che in tutte le cose che si fanno ci sia la sicurezza assoluta. Anche se a supporto di questa richiesta dice un mucchio di cose tecnicamente sbagliate.C'è però una cosa, nel politico Di Pietro, che proprio non mi piace, soprattutto quando parla di energia. E cioè la metodologia molto berlusconiana con cui lo fa.
Dice cose che fanno effetto, le dice senza fornire dati a supporto né quali siano le possibili conseguenze, le dice in modo roboante in TV ripetendole forte e spesso, e finisce lì. Come Berlusconi, appunto.
Cito testualmente quanto detto da Di Pietro a Porta a Porta:
«Credo che oggi ci siano le condizioni per poter dire che non conviene il nucleare sul piano economico, sul piano della sicurezza, sul piano dell’ambiente, sul piano della salute, e che ci siano altri sistemi alternativi per produrre la stessa quantità di energia nucleare con minori danni, più sicurezza e in maniera più economica».
La frase è bella, peccato che non sia vera. Certamente non lo è sul piano economico. Sul piano della sicurezza dipende da cosa si intende: infatti non è vera se si intende la sicurezza delle forniture energetiche, la sicurezza del sistema industriale, la sicurezza geopolitica del Paese. Anche sul piano dell’ambiente e della salute l’affermazione è discutibile, e certamente non è vera in assenza di rilevanti incidenti nucleari.
Questo è il punto. Ogni discorso contrario al nucleare si basa sull’ipotesi di rilevanti incidenti. Cosa tutt’altro che banale, anche perché, per contro, ogni affermazione pro-nucleare deve necessariamente basarsi sull’ipotesi che non avvengano incidenti rilevanti.
Su questo punto è sicuramente doveroso riflettere e dibattere. Personalmente credo che il nucleare sia necessario anche con i rischi che implica, e cercherò nei prossimi giorni (qui diventerei lunghissimo) di spiegare in dettaglio perché. Altri ritengono con ogni diritto il contrario.
Discutiamone dunque, ma discutiamone, non facciamo i berluscones. Come invece fa Di Pietro.
Cito ancora, testualmente, quanto ha detto nel programma di Bruno Vespa:
«Se è vero come è vero che il petrolio e il metano finiscono prima o poi, è anche vero che anche l’uranio finisce prima o poi. Se è vero come è vero che dobbiamo comprare all’estero il petrolio, è anche vero che anche l’uranio dobbiamo comprarlo all’estero. Se è vero come è vero che una centrale nucleare produce un certo quantitativo di energia è anche vero che oggi come oggi ci sono tecnologie moderne e più avanzate come il solare, l’eolico, le biomasse, il geotermico in grado di produrre la stessa quantità di energia con minore danno. Se è vero come è vero che in Giappone c’è stata una forte e imprevedibile scossa di terremoto, è vero che anche in Italia ci può stare».
Di Pietro ha sparato queste affermazioni, e non ha poi aggiunto un solo dato di spiegazione. Ma nessuna di queste affermazioni è vera, nella sostanza di un corretto discorso energetico. Altro che «se è vero come è vero». Ma ne riparliamo punto per punto nei prossimi giorni.
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