
In realtà non sappiamo ancora se sia tecnicamente realizzabile con le tecnologie attuali, e tanto meno sappiamo se potrà essere economicamente concorrenziale. Però ci si crede, al punto che si investono cifre favolose. Solo per il progetto ITER si parla di oltre 10 miliardi di euro, ma globalmente la cifra è di decine di miliardi l’anno.
Ci sono molti motivi per appoggiare la fusione nucleare. A cominciare dal fatto che si tratta ancora dell’unico vero grande progetto di cooperazione globale (USA, Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, India, Corea e altri). Inoltre le grandi sfide danno sempre grandi risultati, anche se non sempre nella direzione sperata. Nel caso della fusione, ad esempio, immagino che solo le ricerche sui nuovi materiali avranno ricadute più che importanti per molti e diversi settori industriali.
Tuttavia sono anche certo che se domattina sul monte Tabor scendesse dai cieli Albert Einstein in carne ed ossa a chiedere 100 miliardi di euro sull’unghia (è il minimo che si possa oggi prevedere per ipotizzare un reattore a fusione commerciale) in cambio della promessa di darci FORSE una fonte di energia sicura, pulita e illimitata tra 50 anni …. beh! secondo me quel “forse” ci farebbe dire al caro vecchio Einstein che apprezziamo molto l’idea, che siamo felici che sia tornato dall’al di là per rendersi ancora utile, ma purtroppo c’è la crisi, ci sono urgenze sociali maggiori e quindi - non ce ne voglia - preferiamo non rischiare.
Nel frattempo, però, quei 100 miliardi nel mondo verranno spesi nel giro di tre decenni, e altrettanti, se non di più, ne abbiamo già spesi da 60 anni in qua.
Il punto non è se si debba o no investire per la fusione nucleare. Certo che si. Mi resta però il dubbio se la mole di spese sia adeguatamente sotto controllo, visto che è piuttosto difficile scoprire quanto in realtà si spende, per cosa e con quali modalità. E soprattutto mi resta il dubbio se non sia il caso di ridurre queste spese di una ragionevole quota - diciamo del 10% - da destinare alla ricerca sulle altre fonti. Ad esempio per il fotovoltaico.
Resto del parere che è assurdo puntare sul fotovoltaico come si sta facendo allo stato attuale della tecnologia. Cioè con gli alti costi e con la modesta resa di conversione del fotovoltaico attuale. Ma certo se ci fosse un programma di ricerca internazionale che al fotovoltaico destinasse anche solo 1 miliardo di euro l'anno per dieci anni (l'equivalente del solo progetto ITER), probabilmente entro un decennio le cose sarebbero molto diverse, sia per i costi, sia per la resa dei pannelli.
